Il sacrificio e la passione vincono su tutto: vincono sulle asperità del terreno e su quelle della vita, sui declivi scoscesi della costa, domandoli con i terrazzamenti, creando geometrie ardite che sembrano precipitare nel vuoto. E vincono sul mare, sui capricci bianchi dello scirocco.
Ma sacrificio e passione insegnano anche il rispetto e la pazienza: insegnano a conoscere dall’alternarsi delle onde, dall’invisibile consistenza di un refolo di vento quando è tempo di prendere il largo e quando quello di non osare.
Da questa alternanza fra collina e mare, dalla vittoria sull’una e poi sull’altro, nasce il tesoro gastronomico della Costiera, e dunque di Ravello. I filari maturi di viti corrono avvinti ai travi di castagno e gli stessi limoneti aiutano ad identificare un paesaggio che fa trattenere il respiro perché la bellezza è figlia del coraggio dei contadini. Lo stesso coraggio è nella cianciola che sfida il buio e attende paziente.
Ravello invita a scoprire il sapore attraverso percorsi gastronomici generosi che includono anche i comuni vicini, come la più insolita delle località costiere, Tramonti, insolita per quel suo essere accoccolata e cullata dai monti.
C’è chi tiene i sapori per se, come segreti da custodire, di cui parlare poco. Con gelosia ed attenzione.
Ma se i sapori vengono via da quel luogo angusto come da una prigione e diventano ricordo, voglia di apprendere ed esperienza, allora il posto giusto è Mamma Agata.
E’ qui che i colori diventano tatto e le mani non possono restare pulite a lungo: toccheranno la terra scura del giardino pensile sul mare, si sporcheranno, si imbiancheranno di farina, pasticceranno con i rossi delle uova e correranno poi a mondare le patate come da un cilicio.
Le mani conosceranno e ripeteranno come un ritornello, i segreti di questa energica dispensatrice di gusto e sorrisi.
Toccheranno la superficie rugosa degli sfusati e sapranno come sacrificarla, strapperanno foglie di basilico come carta verde ed odorosa e coglieranno ortaggi come tesori nascosti da rivelare al momento giusto, mai in anticipo, perché il tempo è ordine, disciplina, pazienza
Che poi quelle mani trattengano copioni, reggano bacchette e microfoni, archetti e pennelli davanti a pubblici incantati, conterà poco. La cucina livella democraticamente: non esistono re, tantomeno sudditi.
Lo scettro migliore è la pazienza, il trono l’umile disposizione ad imparare.
Ciò che conta è portare via qualcosa: una dose di farina come il nome di una pietanza, l’immagine del cielo che si tuffa nel mare in un giorno di tramontana come quella delle zolle umide di terra nel giardino orfano di tesori e già pronto a ricominciare.
Bisogna portare via per non dimenticare: un profumo come un sapore piccante, un retrogusto di cannella come un sorso di vino rosso, e, su tutto, uno dei luminosi sorrisi di Mamma Agata.
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