Una scaglia sottile color rubino è appena visibile, lo scanno utilizzato come scalino invita a sporgersi di più, ad innamorarsi della fede, la scaglia è luminosissima per chi sa cercarla e sa aspettare, un’iridescenza più tenue di porpora brilla nel lago scarlatto dell’ampolla che accoglie pietosa il sacrificio del Martire.
Il sangue torna vivo e Ravello celebra la morte che ha vinto sulla morte stessa, celebra il suo patrono: San Pantaleone medico e martire a Nicomedia il 27 luglio del 305 durante le persecuzioni di Diocleziano.
La fede si fa folla, si fa corteo e poi preghiera, e ancora miracolo per poi spegnersi, a sera inoltrata, negli origami di luce dei fuochi pirotecnici, nel proscenio di alberi e ricami di luci, fra il verde dei pini e la cera molle delle candele, fra le divise ordinate della banda e le risa dei bambini, nello sguardo incantato dei turisti che ancora osservano il cielo in attesa di un merletto di pioggia e di fuoco.
La fede si fa processione, si fa viaggio di ritorno, si fa voce attraverso dialetti diversi, passi e mani.
E’ così che da anni, il 26 ottobre, Ravello rinnova la devozione al Beato Bonaventura da Potenza, esempio di perfezione evangelica e santità, oltre che testimone di fede che ha dato se stesso per i poveri e gli emarginati. Il Beato dorme nell’urna posta sotto l’altare maggiore della splendida Chiesa di San Francesco il suo sonno di fiori e beatitudine. Di preghiere che lo accarezzano una pietosa ninna nanna.
E’ quell’urna il tesoro dei viaggi, la meta dei percorsi: a fine giugno il popolo potentino rende omaggio donando l’olio che alimenta la lampada votiva posta sulla tomba del Beato, la fede non si spegne ed illumina il cammino e le menti.
Un Santuario aggrappato ad un imponente sperone di roccia, aperto da una terrazza che affaccia sul mare: è qui, in questo nido di pietre e fiori, di devozione e fiducia che Ravello rende omaggio ai Santi Cosma e Damiano, santi medici originari dell’Arabia che appresero in Siria i principi dell’arte medica mettendoli a disposizione della cura dei malati con chiaro spirito cristiano.
Il nido domina e accoglie i fedeli, attraverso un percorso di luce che non conosce tenebre.
Una festa prima delle fatiche della vendemmia, una fontana di rosso e blu esplode nel cielo illuminando la stoffa nera che cuce come un’armatura di pianto il corpo della Madonna Addolorata, uno sparuto e caratteristico gruppo di case, il campanile e i tetti, la piazzetta e le vie che tagliano la terra come vene scure. Questa è Torello, la frazione da fiaba di Ravello, ed è proprio qui che la festività della Madonna Addolorata diventa spettacolo di devozione: la fiaccolata incendia e poi purifica nel bianco delle cascate dei fuochi il dolore della morte di Cristo, dai terrazzi si piange di luce e settembre si chiude con una vivace ouverture di bagliori prima che l’autunno spenga ogni cosa e domini con il suo scettro di silenzio
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