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  La bellezza come bussola e l’emozione come esclusivo e raffinato senso dell’orientamento per un viaggio che non ha eguali.

Per la prima volta, e complice una mappa assolutamente unica, né il punto di partenza né la meta sembrano momenti necessari, ma solo attimi compositivi di un percorso costante.

   
 
 
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Il sentimento è quello di un ritorno senza ripetizione, di una fame di stupore permeata dal desiderio sottile ed inarrestabile di aggiungere qualcosa in più, di non lasciarsi sfuggire nulla, perché anche il dettaglio più semplice è indizio del tesoro: la pietra tagliata a vivo di un muro, il profumo che arriva da una casa dove il pranzo è già in tavola.

L’emozione percuote le strade con una melodia sconosciuta, compone sinfonie paradossalmente silenziose nei vicoli di Ravello, e la posizione sopraelevata sul mare, come quella di una terrazza voluta da Dio, generosamente, avvicina di diritto al cielo e ad una dimensione superiore che, tuttavia, non pecca di superbia. Non c’è angolo in cui la pace debba necessariamente identificarsi con la solitudine, perfino nei giorni in cui, calmatosi l’allegro vivace della stagione estiva, dei suoi sandali e dei richiami di sete e colori, è il silenzio la percezione uditiva più familiare, si avverte sottile e discreta, ma mai invadente, la compagnia confortante di tutto ciò che rende unico questo luogo.

C’è qualcosa che parla e che lo fa sommessamente, senza creare disordine, che arriva al cuore in modo unico e diretto. Ma non è ciò che ci si aspetta, qui non lo è mai, e la sorpresa è l’effetto più comune e meno ricercato. E’ piuttosto un ricordo tramandato di voce in voce, scritto di ruga in ruga, è una sfumatura di arancio e poi di verde, è il modo in cui un’ombra si getta sull’asfalto, in cui un fiore vince sulla pietra creando una geometria color pastello , è la traiettoria di una bicicletta, l’aroma dolciastro di una crema solare sulla pelle ancora tenera di inverno, è una preghiera, un canto e poi un sussurro. E poi, come se da quinte privilegiate, fosse improvvisamente avvertibile il richiamo per un’esibizione attesissima , la bellezza, nuovamente protagonista, solleva il sipario e pretende la partecipazione totale degli elementi, colmando inaspettatamente la sua misura: la piazza celebra il suo spettacolo con semplicità estrema, uno spazio di serenità ritagliato dal perimetro semicircolare dei tronchi e delle chiome, poi da un volo improvviso di uccelli.

Ecco, non potrebbe mai esserci solitudine in tanta bellezza, e l’unico sforzo richiesto a chi arriva per la prima volta o a chi torna con lo stesso senso di stupore del compagno pioniere, è di lasciarsi andare, di scegliere una direzione e non fermarsi a quella, di contenere con uno sguardo, e poi con una sensazione o con un gesto d’amore, ciò che questa terra può offrire. Di divulgarlo perché la bellezza non è mai proprietà del singolo, ma bene comune e destino di cui godere. E allora passare in rassegna ogni angolo equivale a fare passaparola del dono divino: il Duomo domina il proscenio della natura, la luce si spezza contro i muri maestosi e tuttavia leggiadri, ricevendone un battesimo di poesia, e poco oltre il cancello austero di Villa Rufolo, attrae come una sirena di pietra, diffondendo una strana, comprensibile soggezione prima di varcarlo. E’ un invito suadente, da accettare con rispetto. La via che conduce a Villa Cimbrone è tessuta con il ricamo vivace dei colori della gente, della vita quotidiana, dei rumori del commercio e di una chiacchierata fra amici, poi, ancora, la bellezza pretende sacrificio ed un piccolo sforzo fisico necessario come prova per poi godere del premio.

Ampi gradini in salita conducono ai giardini della Principessa di Piemonte, il mare diventa anelito, complice la giusta distanza lo sguardo di ammirazione si trasforma repentinamente in desiderio di raggiungimento e di scoperta, ed è proprio qui che nasce spontaneo il bisogno di chiedersi se è umanamente possibile immaginare il belvedere di un belvedere. Perché davvero Ravello è una terrazza sospesa da cui guardare Dio e da cui Dio ha scelto di guardarci.

 

Ravello   Scala
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Villa Cimbrone   Cattedrale di Scala
     
Edificata su un alto sperone dei Monti Lattari, a strapiombo sul mare aperto della Costa d’Amalfi, Rebellum, l’odierna Ravello, era già fiorente nella tarda antichità.
Probabilmente risalgono all’epoca romana le prime evidenze architettoniche che nell’alto medioevo si tramuteranno in splendide dimore: tra queste un posto di grande rilievo spetta a villa Rufolo e villa Cimbrone.

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  Scala è il paese più antico della Costiera Amalfitana, una meta turistica dove si coniugano sapientemente spiritualità, natura, offerta alberghiera e tradizione enogastronomica tipica dell'entroterra della Costa d'Amalfi.
Ma Scala è soprattutto un territorio fra i più boscosi della Costiera Amalfitana: bellissimi paesaggi naturali, che lo rendono il luogo ideale per gli appassionati della montagna e dell'equitazione.

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