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  La bellezza come bussola e l’emozione come esclusivo e raffinato senso dell’orientamento per un viaggio che non ha eguali.

Per la prima volta, e complice una mappa assolutamente unica, né il punto di partenza né la meta sembrano momenti necessari, ma solo attimi compositivi di un percorso costante.

   
 
 
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Ravello
Villa Cimbrone
 

Villa Cimbrone costituisce il locus più strabiliante, a strapiombo sul mare magico della Divina Costa d’Amalfi. Ferdinand Gregorovius, un viaggiatore teutonico d’eccellenza, nell’estate del 1853 non ebbe alcun dubbio nel definirla “incomparabile sorge tra le rose e gli oleandri su di un altopiano da dove lo sguardo spazia nel mare”. La residenza, oggi uno degli hotel de charme più prestigiosi di tutto il Mediterraneo, conserva la medesima intatta atmosfera della fine del XIX secolo. Fu allora che il nobiluomo inglese Ernest William Beckett, II Lord Grimthorpe, rilevandola dai precedenti proprietari, ne iniziò il restyling completo, continuato ancor oggi dalla famiglia Vuilleumier.

 
 

Sia la villa che il magnifico giardino, assimilato dal Gregorovius agli Orti d’Armida fra le rose e le ortensie hanno remote origini che si fondono con la storia stessa di Rebellum. La struttura abitativa della dimora fu edificata forse sui ruderi di un complesso tardo antico o alto medievale di cui rimangono abbondanti notizie d’archivio dal XI secolo in poi. Appartenne alla potente famiglia Fusco d’ascendenze napoletane che a partire dalla seconda metà del Cinquecento ne ampliarono le dimensioni architettoniche e ne modificarono molti degli aspetti esornativi. Essi per oltre cinque secoli, trasformarono l’originaria casa palaziata in una dimora d’eccezione: affrescarono i saloni di rappresentanza, lungo il corso del 1700 con grottesche, imagines clipeate ed arcadici bozzetti; realizzarono il celeberrimo Terrazzo del Belvedere, il lungo viale d’accesso con il padiglione terminale a cupola su pennacchi sferici da cui - come annotò Cosima Wagner (sorella del celebre compositore) il 26 maggio del 1880, nel suo diario - si gode il panorama più bello di tutti!, dove …nasce il desiderio di poter volare (F. Gregorovius).

             
       
             

Un respiro mitteleuropeo, dopo alcuni decenni d’abbandono, l’amena residenza l’ottenne a partire dai primissimi anni del Novecento, passata nelle mani di Lord Grimthorpe. Egli fece della villa e del meraviglioso parco una pastiche architettonica e d’arte che ben riflette ancor oggi, la temperie culturale di quello snobismo tutto anglosassone. Il giardino venne in gran parte ridisegnato, seguendo indicazioni della botanica inglese Vita Sachville West, pur conservando quale asse portante il lungo viale centrale. Furono ricostruiti e ridecorati ambienti devastati da terremoti. Il Chiostro, agli inizi del Novecento subì un restauro con una mescolanza di stili arabo-siculo-normanni; fu integrata la Cripta, una sorta di intrigante loggiato neogotico, sede di ritrovo degli esponenti del Circolo londinese di Bloomsbury che frequentarono la villa, come del resto i Duchi di Kent, lo scultore Henry Moore, gli scrittori britannici Thomas Elliot, Virginia Woolf, David Herbert Lawrence, Edward Morgan Forster, autore tra gli altri romanzi di Passaggio in India, Violet Keppel Trefusis e la divina Greta Garbo in compagnia del pianista Leopold Stokowsky.

Anche gli interni furono completamente rivisitati tra il 1907 e gli anni Venti del XX secolo da Ernest William Beckett (Lord Grimthorpe), alla luce di nuove istanze abitative e di un gusto più attento ai tempi moderni. La cura dei dettagli continua tuttora sia nella conservazione dei superbi arredi, dai preziosi dipinti, ai mobili d’alta epoca che nell’attenzione per i particolari. La sobria eleganza costituisce il fil rouge di tutte le stanze della villa. Le connotano piani pavimentali diversi, realizzati con le antiche riggiole o le contemporanee mattonelle della tradizione vietrese; conferiscono in ogni caso un’allure particolare dalle inconfondibili nuance cromatiche, dal verde ramino al blu cobalto, seguendo i tipici decori d’un tempo o rinnovandoli con soluzioni più originali.

 
 

Lo scenario naturale è incomparabile. Ad oriente, l’aurora illumina in ogni stagione l’ansa amplissima, segnata dal Golfo di Salerno; ad occidente la vista spazia, nei giorni tersi, oltre la punta estrema delle terre d’Amalfi. Passeggiando nel giardino rigoglioso in ogni stagione, dalla struttura di stampo vagamente anglosassone, ma di gusto tutto italico, si incontrano poggi naturali e tempietti monopteri (quello di Bacco ad esempio) e statue antiche poste al riparo in anfratti, come l’Eva marmorea opera dell’allievo di Antonio Canova, il bolognese Adamo Tadolini o ancora minute sculture bronzee, quale il David, opera del napoletano Giocchino Varlese, seguendo il modello del più noto ed antico bronzetto del Verrocchio.

 

 

 
       
   
 
 
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